gelato artigianale Bologna

Tutti i gelati (artigianali e non) della mia vita

#necessario

Estate per me è una foto: quella di me bambino con in mano il primo cono gelato della mia vita. Sul divano della nostra casa di Crotone, all’età di tre anni, festeggiavo la fine della mia intolleranza al lattosio, che per fortuna non si è mai più ripresentata.

Quel cono all’amarena Sammontana, grosso la metà di me, è stato un battesimo.

primo cono gelato bimbo
Eccola la foto originale di me bambino alle prese col mio primo cono gelato!

La mia top 3 dei gelati confezionati

Da allora la mia infanzia si è divisa in tre gelati confezionati, tutti Algida (no adv).
Tre tipologie di gelato così diverse che hanno via via cambiato il modo stesso in cui lo mangiavo.

1) il Fior di Fragola
2) il Liuk
3) il Magnum, classico

Sono uno che col cibo va a periodi, quindi questo significa che nel periodo Fior di Fragola mangiavo solo Fior di Fragola. E del Fior di Fragola ho sempre adorato la combinazione panna+ghiacciolo: due diverse consistenze, due diversi sapori. Il dolce della panna contro il lievemente aspro del ghiacciolo fucsia che lo ricopriva.

(Ma poi, lo fanno ancora il Fior di Fragola? L’ultima volta che l’ho mangiato è stato in versione stellata, qualche giorno fa, al ristorante Magnolia di Cesenatico, ma questo ve lo racconto un’altra volta).

Quanto al Liuk, ho un amico con cui mangio solo quello e con cui ho scoperto che, in realtà, la versione della Coop è ancora meglio di quella dell’Algida. Del Liuk adoravo il fatto che non fosse un ghiacciolo, ma nascondesse una sorta di cuore cremoso, non qualcosa da addentare. I denti servivano per lo stecco in liquirizia, che ho sempre adorato.

E poi c’è il Magnum, rigorosamente classico. Nessuna delle versioni alternative, dalle limited edition ai double caramel e chocolate vari, hanno mai potuto superare gli standard già altissimi di questo gelato che ho sempre mangiato con un criterio ben preciso: prima il cioccolato poi la panna.

Da consumatore a produttore di gelati

Poi, è successo. Sono diventato gelataio.

Tornato da Singapore, abbandonata la carriera agonistica nel ballo, ho iniziato a lavorare in Sorbetteria qui a Bologna. Ho cominciato servendo il gelato, per poi imparare a farlo, ed è solo allora che ho capito che quello artigianale è un mondo a parte.

Fare il gelato artigianale è chimica: ci vuole una certa dose di liquidi, di grassi e di zuccheri e la perfetta combinazione tra questi tre elementi fa sì che il gelato sia più o meno buono. Se alla fine di un gelato avete sete, vuol dire che c’era troppo zucchero. Se invece la lingua è impastata, c’era troppa panna. Se ci sono i cristalli di ghiaccio, qualcuno probabilmente l’ha scongelato e ricongelato, che è esattamente ciò che spesso accade anche comprando un gelato confezionato.

Ho appreso e compreso molto, inclusa la differenza tra l’assaggio di un gelato appena pronto dalla macchina e quello qualche ora dopo: il primo è imbattibile.

Da quella esperienza mi sono portato dietro la scelta dei miei gusti preferiti di sempre: la crema all’uovo, il pistacchio e la stracciatella (soprattutto quella di Sorbetteria che dentro ha una goccia di sambuca che è il segreto – ora svelato – della sua bontà).

Facendo il gelataio ho capito anche qualcosa di me: c’è gente convinta che hai voglia di una cosa solo perché non ce l’hai a disposizione tutti i giorni a tutte le ore. E gente che si vede tre quintali in più nell’eventualità di un lavoro come questo, perché mangerebbe gelato senza sosta né ritegno. Ecco, per me è chiaro che faccio parte di questa seconda categoria!

Eccomi a preparare gelati dietro il bancone di Sorbetteria Saragozza, a Bologna (ancora magro!)

Bologna, città del gelato

Dopo un po’ mollai i gelati per i salumi, mentre il mio amico Carlo, con la sua celeberrima Cremeria da Paolo, continua a fare faville da oltre 10 anni. Quello che per noi è stato il punto di ritrovo di tutte le uscite notturne verso i bar di Bologna, è oggi una delle gelaterie più quotate in quella che sembra essere la patria conclamata del gelato artigianale.

Oltre alla bontà, il gelato artigianale di Bologna ha tre caratteristiche principali:

1 – viene venduto in posti che siamo più soliti chiamare cremerie e non gelaterie: qualcuno mi aveva spiegato o avevo letto la differenza tra le due, ma onestamente mi sfugge.

2 – Quando si va in una cremeria, a Bologna, di rado il gelato viene servito nel cono o nella coppetta, ma piuttosto nella “cestina”, che proprio qui è nata grazie al produttore locale Passerini.

3 – La panna è un gusto a sé, non qualcosa da aggiungere gratuitamente a coronamento del gelato scelto, come spesso accade a Roma e in altri posti d’Italia.

Un gelato è per sempre

Il gelato sembra essere la cosa più semplice del pianeta, tanto che il web pullula di ricette per crearlo fai da te anche a casa, anche senza la macchina apposita. La verità è che lo ritengo poco probabile.

Sarà assurdo, ma credo che il gelato sia proprio una di quelle cose che ti aiuta a capire quanto fino sia il tuo palato.

Il mio si è sviluppato anche grazie a gelati preparati con criterio, alla sorpresa che è stata percepire sapori prima ricoperti da quintalate di zucchero – anche se ogni tanto continuo a concedermi un morso di Magnum.

Quello di un Gelato con la G maiuscola è un gusto che cambia e cresce con te, e se può esistere un gelato “da piccoli” e un gelato “da grandi”, una cosa è certa: si tratta di una necessità, non di una voglia! E non c’è momento della vita in cui si possa farne a meno.

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Simone Franco
Fondatore e autore, #ex schizzinoso
Articles: 17

One comment

  1. Meraviglioso articolo che mi ha fatto ripercorrere la nostra vita e soprattutto la tua vita gelatosa Simone ❤️🤩🔝

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