Metti una hot pot cinese di Capodanno a Singapore

#insapore

Vi avevo già detto che nella mia vita precedente ero un ballerino professionista?

Ebbene, sì, c’è stato un tempo in cui ero ancora lontano anni luce dal food and beverage, e nel 2012 non mi lasciai scappare un’opportunità di lavoro a Singapore, in quello che oggi viene raccontato come uno dei posti in cui si mangia meglio al mondo.

Proprio a Singapore però ho avuto una delle esperienze culinarie più raccapriccianti della mia vita.

Altrettanto lontano da tutto e da tutti è lì che ho festeggiato l’arrivo del 2013.

Un collega mi invitò al suo veglione di Capodanno, e se in Italia ero abituato alla filosofia “ognuno porta qualcosa”, specie se trascorso con gli amici, lui ci disse che si sarebbe occupato di ogni dettaglio. A Bologna si dice “bazza”: un bell’affare. Bastava portare me stesso.

Il mio primo incontro con la hot pot cinese

Arrivai alla festa, e notai subito che la situazione aveva del paradossale rispetto alle sontuose celebrazioni all’italiana: il veglione si teneva nella hall della scuola di ballo dove insegnavo, completamente spoglia se non fosse stato per un albero di Natale. C’era un tavolo pieghevole apparecchiato e delle sedie. Insomma, era un pic nic al chiuso. Confermava lo scenario campestre uno strano centrotavola collegato alla presa elettrica tramite una prolunga: si trattava di una hot pot cinese, fieramente sponsorizzata dal mio collega che non vedeva l’ora di farmela provare.

hot pot cinese di Capodanno
La foto autentica di quel momento!

Come (non) funziona una hot pot cinese

Iniziò a versare dell’acqua nel pentolone infernale, acqua da portare ad ebollizione, come dovesse cuocere della pasta. Contestualmente aprì dei Tupperware con diversi ingredienti: varie verdure tipo broccoli, funghi cardoncelli, pakchoi (cavolo cinese), carote… pesce , soprattutto gamberi, e carne, in particolare maiale, ma non solo. C’era pure il tofu per i vegetariani.

Ciò che da principio arrivò in contenitori separati, si sarebbe presto mescolato senza distinzioni alcune nella hot pot. Prima di tutto le verdure avrebbero insaporito il “brodo”, poi i commensali avrebbero scelto se cuocerci pesce o carne, in un ordine non precisato. Soprattutto, il fantomatico brodo non aveva previsto l’aggiunta di alcune spezie, neppure il sale.

Quindi, ricapitoliamo, in una sorta di rito tribale che assomiglia vagamente al concetto di una fondue, o di un falò all’americana su cui arrostire dei giganteschi marshmallow, noi stavamo per intingere pezzettoni di pollo crudo in acqua bollente scondita.

Se questo è un brodo


Vorrei poter dire “mai mangiato niente di più disgustoso”, ma più che altro posso dire: “mai mangiato niente di più insipido”, neppure quella volta che in quinta elementare ho passato più di un mese in ospedale.

In quell’acqua il cibo aveva perso perfino il suo proprio sapore, e tutto ciò che mi è rimasto in mente ad 8 anni di distanza è il senso di viscido della carne e del pesce crudo in attesa di essere miseramente bollito.

A tutti gli eventuali asiatici in lettura: sono certo (o spero) che questa non sia la ricetta originale di una hot pot cinese! So essere il piatto principale del Capodanno cinese che solitamente si tiene ad inizio Febbraio.

Inutile dire che mai in quel momento mi è mancato il brodo di cappone dei tortellini che mai potevano mancare sulle tavole imbandite mezzo bolognesi mezzo calabresi della mia casa. Eppure fu un momento di festa, e certamente memorabile, anche se non è passato attraverso il cibo.

Mi sarei volentieri consolato col vino…ma anche quello non si discostava tanto dal “brodo” cinese!

L’altrettanto indimenticabile vino sudafricano Pearly Bay Celebration!
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Simone Franco
Fondatore e autore, #ex schizzinoso
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