perdere odori e sapori covid

Taste after covid: come è stato perdere odori e sapori

#insopportabile


AfterTaste non è un blog di medicina e noi non siamo virologi.

Ci occupiamo di odori e sapori, proprio quello che ho perso a causa del covid-19.

Questo sintomo sembrava una leggenda metropolitana, finché non l’ho vissuto in prima persona, e sebbene non abbia neanche lontanamente rischiato il ricovero, perdere 2 dei 5 sensi, i più importanti con cui faccio esperienza della mia vita, è stata una tragedia.

Perché anche se da un anno a questa parte affrontiamo la sfida più grande del secolo, non pensi mai che possa essere il tuo turno, che possa capitare proprio a te.

Tutta colpa della maionese?

Ricorderete bene che sono un grande fan della maionese, e da quando ho adottato un lievito madre vecchio di 15 anni faccio il pane in casa almeno due volte a settimana. Così quella fetta golosa e cicciona a fine cena ha ancora più gusto.

Da un momento all’altro, però, pur avendola mangiata a pranzo, sembrava che la maionese fosse andata a male.

Nel giro di poche ore, fu come se avessi dimenticato quel vasetto fuori dal frigo per giorni. Sentivo un’acidità penetrante, ma più nel naso che sulla lingua, ed è da qui che le mie percezioni hanno iniziato a confondersi.

Il finto raffreddore da covid

Richiamo un’esperienza comune a tutti quanti noi: il raffreddore.

Sappiamo bene che se il naso si tappa, è complicato anche sentire i sapori, giusto?

Ebbene, sentivo qualcosa di molto simile, ma in maniera del tutto atipica è stato come se solo alcune caratteristiche organolettiche oltrepassassero la barriera dei miei sensi anestetizzati. Dando per scontato che non sto facendo una considerazione scientifica in merito, mi chiedo perché, tra i 5 sapori che la lingua riconosce (salato, dolce, acido, amaro e umami) io percepissi solo l’acido? E perché solo dopo qualche giorno sarei vagamente riuscito a sentire il dolce?

Si tratta di fisica, di chimica o di psicologia?

Ho avuto l’impressione che tutto potesse essere una mia mera percezione, qualcosa di legato più ai ricordi del passato che alla mia fruizione del presente.

Le “aree di percezione” della lingua. Da sinistra verso destra: dolce, salato, acido, amaro, umami.

Esperimenti con odori e sapori


Come visto mesi prima in un video di Matteo Bruno aka Cane Secco, ho iniziato a fare degli esperimenti: ho provato a bere il mio amato infuso Mappa dei sogni che all’improvviso era diventato l’insipido brodo dell’hot pot cinese di cui vi raccontavo qualche articolo fa.

Ed è stato ancora più disarmante quando il caffè mi ha fatto la stessa identica impressione: acqua calda. Tutto uguale.

Tuttavia, anche se l’odore era assente, la bocca sapeva che si trattava di caffè, perché percepiva la consistenza della schiuma, e gli occhi altrettanto, perché si perdevano nell’intensità del suo colore.

Al che sono passato al whisky, il più torbato che posseggo, quello che sa di pipa spenta, di posacenere. Non c’è stato verso che io potessi percepirne l’affumicatura, però riuscivo a percepire il suo grado alcolico. Quindi sono passato dall’acqua calda all’acqua corretta, e se vi state chiedendo se sarei stato in grado di ubriacarmene senza accorgermene, la risposta è sì, anche un po’ per disperazione.

Qual è poi il tratto distintivo di un buongustaio che sta veramente male?

L’inappetenza.

E perdendo odori e sapori anche questa esperienza è stata diversa dalle precedenti.

La bocca di un malato è spesso amara, secca e pastosa, mentre la bocca di un positivo al covid non riconosce neppure quello.

Lo stomaco è vuoto, ma non c’è nulla che possa farti venire un languorino, perché qualsiasi cosa tenterai di ingurgitare sarà inutile, e non solo non ti sazierà, ma soprattutto non ti soddisferà.

Ciò che ho perso è proprio l’aftertaste


È così che mi sono svegliato una mattina sforzandomi di preparare una torre di pancake che ho ben presto paragonato a spugne, spugne umide.
Solo bagnandole con lo sciroppo d’acero, quelle spugne acquisirono una mezza identità.

Così capii definitivamente che avrei potuto ingozzarmi di pandoro avanzato e solo quello mi avrebbe reso meno depresso. Che si trattasse di un sapore effettivo o di una percezione, lo zucchero mi scorreva nelle vene.

Ciò che ho davvero perso, infatti, è il fulcro del nostro progetto: il retrogusto.

L’aftertaste.

È qualcosa che non ha più fatto parte di me per due settimane, e mi è mancato come quelle cose che diamo per scontate finché non ci vengono tolte.

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Simone Franco
Fondatore e autore, #ex schizzinoso
Articles: 17

One comment

  1. Meraviglioso questo articolo!!! Anzi stupendo e soprattutto grande descrizione della sofferenza provata, per una persona così legata alla percezione sensoriale di tutto ciò che mangia o beve. Complimenti 😍🔝

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