caluzzi e sasizza

Sicilia’s got talent: caluzzi e sasizza

#selvaggi

Una serata come tante, a cena dai suoceri: io, mia moglie, i suoi genitori e un ospite che non conoscevo, tale Caluzzi.

Sarà un collega, un amico di lunga data che non ho ancora incontrato, mi sono detto. Finché non ho sentito parlarne al plurale. Sarà una famiglia intera, allora! In un certo qual modo sì: ne fanno parte cicoria, bieta, friarelli. E in Sicilia ognuno li chiama come vuole: caliceddi, quaricelli, britti. In italiano, forse, “cavolicelli”. 

Quella sera ho conosciuto una simpatica verdura spontanea che cresce solo in alcune zone della Sicilia. Un’eroina che sopravvive a un clima violento per poi sprigionare la sua potenza sulle nostre tavole. Come ogni cibo raro, i caluzzi hanno quel fascino misterioso che li contraddistingue: guardandoli assomigliano moltissimo ai fratelli già elencati, infatti non mi aspettavo nulla di più, ma una volta assaggiati capisci che sono un ortaggio a sé stante, qualcosa di nuovo e allo stesso tempo di antico. 

Questa verdura ha bisogno di essere lavata con molta cura perché la terra si infila in ogni anfratto, perciò è necessario abbondare d’acqua corrente per evitare strane sorprese. Ha un sapore differente: succoso, amarognolo, molto intenso. Possiamo cucinarla nel solito modo con cui ci approcciamo ai suoi simili, cioè bollire per poi ripassare in padella con un quintale d’aglio. La svolta, però, arriva quando si aggiunge il maiale. Una deliziosa salsiccia a scelta, ma preparata come si deve, per un accoppiamento da cui nasce un pargoletto degno di nota. 



Il ricordo è autentico e selvaggio, perché i caluzzi hanno un sapore vero. Mentre li mangi assapori la natura incontaminata, la distingui dalle verdure trattate, è un altro livello. Un peccato, ma anche un tesoro, la loro rarità: si trovano in pochissimi luoghi mediterranei, e solo i fortunati come me possono trarne beneficio. 

Non disperate e metteteli in cima alla lista dei desideri enogastronomici siciliani

Alla vostra prossima visita in Trinacria, andate a caccia di un talento: i caluzzi non sono famosi, stanno dietro le quinte. 

È un piatto molto semplice sia in fatto di ingredienti che di preparazione, ma quasi nessuno ne parla. La maggior parte delle persone non sa neanche che esistano. 

Gli indigeni più radicati, i veri locals, però, li amano. 

Ne vanno ghiotti e vorranno condividere con voi il segreto di tanta bontà.

La ricetta per i siciliani che li conoscono e li reperiscono?
Vi rimandiamo qui a quella di Fornelli di Sicilia!

Default image
Pier Paolo Vecchi
Fondatore e autore, #curioso
Articles: 16

Leave a Reply