ecomaratona Chianti classico 2019

Dal Pignoletto del nonno alla valle del Chianti classico

#generazionale

Voi dite cantina, io dico nonno Costante, di nome e di fatto. Anche se l’esperienza enogastronomica più recente e lontana da questi miei ricordi è proprio un altro ricordo, l’ecomaratona del Chianti Classico a cui ho partecipato nel 2019 appena prima che scoppiasse la pandemia.

La mia infanzia in cantina

A proposito di cose che scoppiano, questa era la mia più grande preoccupazione pensando alle bottiglie di vino prodotte da nonno Costante. Di quel vino ho sempre seguito ogni passaggio, ho perfino piantato la vite stessa! Ho sempre aiutato il nonno a vendemmiare, ero la più piccola tra i cugini con cui condividevo questo momento che ha fatto la storia della nostra famiglia. Nei pomeriggi di Settembre, anche quando iniziava la scuola, non potevamo che dedicarci alla vendemmia. Era un lavoro da grandi perché andava fatto con le forbici, ma la posizione più ambita era quella di chi trainava il trattore, e una volta sono riuscita a raggiungerla!

Vendemmiando ho imparato la pazienza di aspettare per realizzare qualcosa di buono. Ma soprattutto, ho imparato il valore delle stagioni, perché ognuna richiede un determinato lavoro in vigna. La calma dell’inverno in cui la pianta riposa, la potatura prima che inizi a “lacrimare” svegliandosi, la vigile sorveglianza delle malattie che possono sopraggiungere. Anche per l’imbottigliamento avremmo aspettato la primavera: il nonno seguiva meticolosamente il calendario lunare, come oggi suo figlio, lo zio che ha ereditato la vigna, che imbottiglia solo con luna calante e in una giornata in cui non ci sia vento. Quando che fosse, io sarei stata in cantina col nonno mentre imbottigliava, ammirando estasiata tutti i passaggi.

Quei ricordi di me bambina hanno l’odore della muffa, dell’umido e della polvere. Sento ancora addosso una sensazione di fresco, ma anche quella del calore familiare. Ho un’immagine nitidissima dello strumento che il nonno utilizzava per far arrivare il vino in bottiglia al livello giusto (ma ne ignoro il nome) così come la convinzione che tutto sarebbe esploso con la pressione che esercitava per tapparle! Eppure no, non è mai successo.

Nella sua cantina di Anzola dell’Emilia, Il nonno produceva solo ed esclusivamente vino bianco, con una percentuale di Pignoletto e una di Albana, tipico della nostra zona. Un vino molto diverso dal Chianti rosso e corposo che ho bevuto a Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena.

vendemmia foto d'epoca
Foto d’epoca scattata dalla zia Angela: mamma e zio Aurelio, gli adulti che fanno i bambini durante la vendemmia

L’ecomaratona del Chianti Classico

Il colore del vino non è l’unica differenza che ho trovato lungo il cammino. L’ecomaratona del Chianti classico parte e torna proprio da questo minuscolo paesino del senese. Quella che si svolge per la bellezza di 42km tra i vigneti è più una passeggiata che una corsa. Vigneti appena vendemmiati le cui foglie cominciano a colorarsi d’autunno, perché l’ecomaratona del Chianti si svolge solitamente a metà Ottobre, sempre di domenica, a coronamento del weekend che le viene dedicato.

Tralasciando la parte sportiva, l’iniziativa offre anche l’esperienza delle “Emozioni tra le cantine, un percorso per scoprire le origini del Chianti Classico. Devo ammettere che i miei ricordi sono ad oggi un po’ annebbiati a causa dei numerosi calici sorseggiati! “Emozioni tra le cantine” prevede la visita di quattro cantine e di tre assaggi in ognuna di queste, ma il bello è che ci si può godere il giro in tutta sicurezza, dato che sono quasi tutte raggiungibili a piedi e per le le più lontane c’è una navetta a disposizione. Inoltre, la maggior parte delle cantine offre abbinamenti di prodotti tipici, sicuramente studiati per potenziare le qualità del vino, ma a mio avviso anche per aiutare lo stomaco a reggere le degustazioni!

ecomaratona del Chianti Classico 2019
“Emozioni tra le cantine” 2019

Dal passato al futurismo della cantina Vallepicciola

Tra tutte le cantine visitate, tutte gestite da nuove generazioni che hanno investito sia sulla qualità dei prodotti che sull’estetica, la cantina Vallepicciola è quella che mi è rimasta più impressa. E forse è proprio perché è la più distante dalla cantina contadina di nonno Costante.

Letteralmente scavata sotto la collina, sormontata dai suoi 105 ettari di filari, alla cantina Vallepicciola il vino nuovo cresce sopra quello che riposa in botte, immagine che trovo stupenda. Il complesso si sviluppa sottoterra ed è estremamente moderno: un’oasi futuristica nella valle del Chianti la cui sofisticatezza stimola anziché mettere a disagio. In particolare la sala in cui il vino fa affinamento in botte ha un non so che di sacro che mi ha fatta sentire piccola piccola, proprio come davanti alla saggezza semplice del nonno. Il soffitto è ricoperto di pannelli di legno a forma di cupola a richiamare le botti stesse, e questo la rende a metà tra una chiesa scandinava e una filarmonica. Le luci, poi, danno un senso di ampiezza, di infinito.

La cantina Vallepicciola ha avuto un altro trucco per entrare per sempre nei miei ricordi: essendo l’ultima tappa del tour, ci offrì un lauto e succulento barbecue che non potrò mai dimenticare!

“Emozioni nelle cantine” è stato annullato del 2021 causa covid, e lo aggiungerei alla lunga lista di motivi per cui sperare di tornare ad una vita senza coronavirus perché è imperdibile.

cantina Vallepicciola valle del Chianti
Un bicchiere di vino alla cantina Vallepicciola, la felicità

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Maria Biagi
Articoli: 3

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